venerdì 8 febbraio 2008

La fatica, il filato, i filari


LIBRO, AUTORI BIELLESI : ValsanIa, Bagatin, Mazzon


Leggendo questo libro ci si rende conto di quanto fosse dura la vita quando c’era poco o niente. Si tribolava per il faticoso lavoro nei campi, nelle vigne e nelle fabbriche, si mangiava poco e male per la penuria degli alimenti.
Il tutto nel tragico scenario della guerra e della dittatura.
Ma ciò che rendeva sopportabile l’esistenza era il calore della fratellanza e dell’amicizia che regnava tra la gente. Molto importanti erano le festività pagane e religiose quali momenti di aggregazione; fondamentale era la presenza del parroco quale educatore per i giovani e consigliere spirituale per gran parte dei paesani. È notevole lo sforzo fatto dagli autori per unire queste pagine di vita e straordinaria la collaborazione di coloro che hanno vissuto quei tempi.
La pubblicazione è stata il giusto riconoscimento a un passato vissuto con grande dignità ed un giusto premio al sodalizio alpino Lessonese che ha saputo, con il proprio patrocinio, unire la gente anche sotto forma letteraria ancora una volta.


- Giorgio Gulmini

giovedì 31 gennaio 2008

Eseguendo la sentenza - dietro le quinte del delitto Moro


Libro - autore Giovanni Bianconi

Il 16 marzo del 1978 in Via Fani veniva rapito Aldo Moro, dopo che il commando brigatista guidato da Mario Moretti aveva trucidato la scorta al suo seguito.
Moro restò prigioniero delle BR per 55 giorni, fu interrogato nella famigerata "prigione del popolo" di Via Montalcini, ucciso e traportato in Via Caetani, una piccola strada situata giusto a metà tra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista Italiano.
Una strada in pieno centro, in una Roma blindata e sotto assedio, raggiunta senza fatica dalla Renault 4 rossa guidata dai brigatisti e scelta per dimostrare una volta di più che il disegno terrorista intendeva colpire anche il progetto del presidente della DC di far entrare il PCI, per la prima volta, nell'aera di governo del Paese.
Il libro di Bianconi, già autore di Mi dichiaro prigioniero politico - Storia delle Brigate Rosse - e di Ragazzi di malavita - Fatti e misfatti della Banda della Magliana, ripercorre quei giorni inquadrandoli anche nel contesto italiano, europeo e mondiale del 1978, riallacciandosi alle notizie dei telegiornali d'epoca, alle cronache delle imprese sportive e degli eventi culturali
e socio/politici di allora.
Un mosaico estremamente complesso, che oggi sembra a tratti persino inverosimile nella sua quotidiana crudeltà fatta di gambizzazioni, scontri metropolitani, sparatoie, attentati, assassinii.
Inoltre, appaiono per la prima volta alcuni dialoghi e gli appunti scritti nei loro diari personali dai diretti protagonisti "istituzionali" della vicenda, da Andreotti a Fanfani, da Craxi a Papa Paolo VI.
Vengono proposti alcuni stralci delle interrogazioni svolte dalle numerose commissioni di inchiesta parlamentari, così come vengono ripercorsi gli incontri dei brigatisti e le loro riunioni, le loro modalità operative, le telefonate alla famiglia, la ricerca dei corrieri per la consegna dei messaggi ed i loro sistemi di reclutamento.
Viene inoltre ricreata in maniera molto efficace e straziante l'atmosfera che respiravano a casa Moro la moglie ed i figli, in perenne attesa di notizie e in continuo scontro con le decisioni prese dal potere politico, trincerato nei rapporti con i rapitori dietro la più rigida intransigenza .
In mezzo, le lettere scritte da Moro sia ai familiari, tenere e struggenti, che ai colleghi politici, molto più dure e polemiche, figlie di pensieri vergati sulla carta con la consapevolezza che ogni foglio avrebbe potuto essere l'ultimo.
E ancora, lo strano episodio della seduta spiritica con Romano Prodi, il falso comunicato del Lago della Duchessa, e molto altro.
Fino all'epilogo della vicenda, con le ultime parole di Moro dedicate a Noretta e al piccolo nipote Luca.
E con i saluti e i titoli di coda del telegiornale della notte di inizio maggio che chiude il libro.

- Luca Pasquadibisceglie

giovedì 20 dicembre 2007

An end has a start



Disco - Autore The Editors

Per chi conosce ed ama i Joy Division, il titolo del nuovo lavoro degli Editors è un sicuro richiamo ad una canzone, A means to an end, tra le più belle ed intense del quartetto che, con il suo unico disco, chiuse l’era del punk e aprì quella della new wave in una volta sola.
La risposta al fatto che una fine ha un significato potrebbe proprio essere che una fine deve avere un inizio.
O no?
Ho cominciato nel modo più cervellotico possibile, ma il succo del discorso è che, dopo l'ottimo esordio The backroom, gli Editors si confermano un gran gruppo, capace di scrivere (e suonare) canzoni uniche e molto emozionanti, a tratti persino epiche.
Molto è dovuto alla calda e avvolgente voce di Tom Smith, che rimanda molto spesso, volente o nolente, a quella del mai troppo compianto Ian Curtis.
Il resto lo fanno chitarra, basso e batteria, che disegnano con precisione una serie di melodie ed intrecci sonori davvero notevole.
Canzoni come Smokers outside the hospital doors, la title track o The racing rats (nuovo singolo) entrano diritte nel miglior repertorio del gruppo, andandosi ad aggiungere a titoli quali Blood, All sparks e Munich.
Un tipo di canzone che mescola con sapiente dosaggio new wave e nuove sonorità, con linee di basso ossessive e batteria quasi sempre sincopata, usando arrangiamenti che si rifanno al più oscuro dark di inizio anni ottanta. Ma resi attuali con delle melodie e un cantato decisamente "moderni".
Sarei curioso di vederli dal vivo, ma finora mi sono sfuggiti.
Se sapete qualcosa di un loro imminente tour italiano, e anche voi usate la copertina di Unknown pleasures come screen saver ... fatemi un fischio!

- Luca Pasquadibisceglie

Cavie


Libro - Autore Chuck Palahniuk

Mettiamola così: se vedete alla fermata dell'autobus un annuncio per aspiranti scrittori che vi invita ad abbandonare la vostra vita per tre mesi e per isolarvi in un luogo segreto con altri "geni incompresi", che come voi chiedono solo di fuggire dal mondo per poter scrivere il loro capolavoro ... scappate via e non voltatevi mai indietro!
Oppure leggete Cavie e scoprite cosa vi sarebbe potuto capitare: un teatro abbandonato come casa, isolati da tutto e tutti, con dei compagni di scrittura che non vedono l'ora di diventare famosi, magari partecipando ad un reality show, e raccontare ad un pubblico fedele e pagante la loro esperienza vissuta con dolore e catarsi totale.
E che non esitano, pur di apparire più sofferenti e dimagriti del vicino/concorrente, a sabotare ogni cosa all'interno del teatro, dal cibo agli scarichi dei gabinetti ai lampadari e al sistema di riscaldamento.
E infine, non contenti e non ancora raggiunto lo standard di “sofferente perfetto per i media”, non esitano ad auto mutilarsi o perfino a morire pur di vincere la immaginaria sfida tv legata alla loro straziante esistenza di artista incompreso.
Ciascuno, poi, racconta anche una storia. Che in molti casi non si capisce se sia vera o no, autobiografica oppure no. Ma che in ogni caso ti colpisce allo stomaco con un pugno ricoperto di fil di ferro arrugginito. Non ve le anticipo perché magari chi legge è debole di stomaco o facilmente impressionabile, ma questa volta Chuck ci va giù davvero pesante. E a volte non basta la sua ironia pungente per smorzare i toni splatter di alcune pagine.
Villa Diodati, nel XIX secolo, partorì Frankenstein e il primo Dracula, Cavie genera il libro più pulp ed osceno di Palahniuk. Ed è dire davvero molto.

- Luca Pasquadibisceglie

giovedì 15 novembre 2007

Rabbia


Libro - Autore Chuck Palahniuk

Chi era realmente Buster Casey? L’uomo che ha causato la più devastante epidemia di rabbia del ventesimo secolo, o una invenzione dei mass media? L’uomo che ha inventato il Party crashing (pratica automobilistica che consiste “semplicemente” nel tamponare gli altri partecipanti al party…), o un pazzo suicida? Un grande talento o un povero fallito?
Una lunga serie di interviste e di contributi da parte di chi lo ha conosciuto fin da bambino, genitori e vecchi compagni di scuola compresi, potrà aiutarci a risolvere l’enigma.
Per chi conosce la scrittura di Palahniuk, direi che (per fortuna) non c’è nulla di nuovo rispetto agli altri suoi titoli. La prima impressione, dopo poche righe, è stata “Ha preso Fight Club, lo ha ambientato in un contesto automobilistico e mi ha fregato 15 euro”. Ma con il passare delle pagine si intuisce che la storia nasconde ben altro rispetto alle premesse.
Migliaia di monete antiche che spuntano da secchi di vernice nascosti nei fienili, dentini da latte che distruggono l’economia di una città, la nonna e la madre di Buster che restano incinte lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso modo a distanza di anni .. e sembrerebbe che il padre sia in entrambi i casi la stessa persona!
Il mistero si infittisce, e sfocia in alcune delle pagine più allucinate mai prodotte dal vecchio Chuck, e per chi ha già avuto modo di conoscere i suoi precedenti lavori sa quanto sia difficile, ogni volta, superare i risultati precedenti.
A “rassicurare” il lettore interviene, ogni tanto, Radio traffico esplicito, che racconta con dovizia di particolari i vari incidenti stradali che capitano in giro per il mondo, lasciandoci ogni volta con la promessa di tornare molto presto con incidenti ancora più spettacolari e truculenti.
Intanto la matassa che compone il libro si dipana con altri particolari, altri frammenti della storia di Buster che cominciano a lasciar intravedere il quadro generale. Che lascia a bocca aperta come in ogni suo finale.
Un ultimo indizio: se fosse un film questo Rabbia sarebbe di sicuro Donnie Darko. Molto più bizzarro, ma dalla struttura abbastanza simile.
Basta, non aggiungo altro per non rovinare la lettura ai coraggiosi che compreranno il libro.
Da quello che ho scritto si capisce poco della trama?
Lo so, ma leggetelo e poi ditemi come fare a scrivere qualcosa di preciso con una storia simile!

- Luca Pasquadibisceglie

Reduce

Libro - Autore Giovanni Lindo Ferretti

Ho una lista di persone che mi piacerebbe conoscere, e la tengo aggiornata più o meno dai tempi dell'asilo.
Tra i numerosi nomi che la compongono (Spiderman e Batman compresi, Babbo Natale l’ho tolto da pochi anni), quello di Giovanni Lindo è da almeno tre lustri fra i primi cinque. Nell'attesa di potergli stringere la mano, ho ascoltato tutti i suoi dischi (CCCP prima, CSI e PGR poi) e ho letto i suoi scritti, che narrano perlopiù i tempi del post punk emiliano dei CCCP.
Ma, soprattutto con i CSI, Giovanni Lindo ha dimostrato di essere un paroliere di talento e un fine scrittore di testi. Raffinato e profondo, incisivo e nitido come soltanto certe albe in montagna possono esserlo.
Il suo ultimo libro, Reduce, è stata quindi una piacevole conferma.
Scritto nello stile asciutto e montanaro che lo contraddistingue, con parole scortecciate (Fenoglio docet) ad una ad una, con calma e pazienza, come si fa con un legnetto intagliato davanti al fuoco nelle lunghe sere invernali. In silenzio, oppure raccontando vecchie storie di animali selvaggi o di raccolti miracolosi.
Sono pagine piene di ricordi familiari e di giorni vissuti perlopiù tra gli anni settanta/ottanta, che dipingono un percorso di vita che parte dalla sua rozza Emilia paranoica e termina, ai giorni nostri, nell’Appennino così aspro eppure magico, specie se vissuto montando uno degli amatissimi cavalli.
I racconti dei nonni e degli zii sopravvissuti alla guerra, fatti di dolore e sacrificio. Di fame e di istinto, di parole e di paesaggi sfuocati dalla giovinezza.
E poi la geografia dei suoi spostamenti nomadi, da post adolescente che cerca qualcosa che è sempre ad un passo da lui. Ricerca interiore e religiosa comprese. E quindi Algeri ed il Sahara, la Jugoslavia (come dimenticare il testo di Cupe vampe contenuto nel disco Linea Gotia?), Berlino, la Mongolia e il Tibet.
Il mondo di un uomo così particolare e schivo, che si apre all'improvviso, parola dopo parola, pensiero dopo pensiero, in un libro intenso, dal quale togliere una parola significa rovinare la lettura in modo irreparabile.

- Luca Pasquadibisceglie

domenica 11 novembre 2007

TI AMO, 'n tal dialet a-iera nen

LIBRO - Autori: "Giovani da Tanto Tempo"
Com'era l'amore ai tempi dei nostri nonni? Per rispondere a questa domanda si sono raccolte le testimonianze di persone di Soprana, Strona, Mezzana, Casapinta... che hanno raccontato alcune loro esperienze. Ne è uscito un volumetto diviso in 5 parti: il primo incontro, la storia, il fidanzamento, il matrimonio, la vita di coppia. Un piccolo libro scorrevole nella lettura, divertente e interessante nei contenuti. Fidanzamenti segreti, scappatelle nelle "balere", primi baci, cinema che "finiscono troppo tardi", recarsi alla cerimonia nuziale a piedi o in autobus, fare un viaggio di nozze ad Oropa.
E' interessante confrontare il modo di innamorarsi dei giovani di una volta con quello dei giovani di oggi. Non diverso nella sostanza, ma certamente nei modi. Altri tempi, senza le comodità che spesso distraggono dalle cose importanti. Tempi in cui "si aveva tutto perché bastava volersi bene" e non serviva molto altro. Non mancavano i litigi ma il modo di affrontarli era diverso, perché un amore era "per sempre". Sarebbe bello se un libro così fosse letto anche dai ragazzi di oggi e magari commentato pubblicamente in classe, perché è sempre utile fermarsi a riflettere.

-Roberto Moretto